Esperti assieme alla "Iniziativa per la mobilità a metano" chiedono da lungo tempo ormai di confermare l'agevolazione fiscale per il metano quale carburante oltre il 2018. A Bruxelles sono state ora poste le relative premesse. Il 19 aprile il Parlamento europeo ha approvato una proposta con la quale i benefici fiscali per metano e biometano come carburanti possono essere estesi fino al 2030. L'Unione europea sta infatti attualmente rivedendo la direttiva europea sulla tassazione dell'energia, che serve anche come base del diritto tributario tedesco. Nella proposta attuale vi è contenuta una chiara indicazione a favore della proroga dell'agevolazione fiscale per il metano ed il biometano come carburanti. In termini concreti, il Parlamento sottolinea che il metano "ha un impatto meno negativo sull'ambiente rispetto ad altri carburanti fossili e l'infrastruttura distributiva potrebbe avere un effetto benefico per quanto riguarda l'introduzione di energie rinnovabili alternative come il biometano." Il Parlamento ha discusso la proposta della Commissione che prevede la possibilità di una significativa riduzione della tassa energetica almeno fino almeno al 2023 sul metano per autotrazione. Dopo il 2023 si applicherebbe una riduzione d'imposta del 50 per cento fino al 2030. Il Parlamento raccomanda inoltre che, prima di un possibile aumento delle tasse per questo carburante alternativo, si debba esaminare lo sviluppo del metano e del biometano come carburanti. Dovranno essere vagliati la disponibilità, l'espansione della rete di distribuzione, la quota di mercato dei veicoli a metano nonché la percentuale di biometano. "Siamo molto soddisfatti di questo risultato, perché il Parlamento considera l'evoluzione del mercato con la modulazione della tassazione", afferma Manuel Lage di NGVA Europe. La proposta del Parlamento deve ora essere decisa dagli Stati membri. "In tal modo il Parlamento europeo ha inviato un segnale importante per il metano quale combustibile alternativo per un settore in crescita quale è quello del mercato europeo dei veicoli a metano" afferma Timm Kehler, amministratore delegato di erdgas-mobil in Germania. "Così ci avviciniamo alla richiesta formulata dalla "Iniziativa per la mobilità a metano" di estendere le agevolazioni fiscali per il metano come carburante fino al 2025 in Germania. Ciò significa che questo carburante alternativo può guardare oltre al 2018 con l'indiscutibile vantaggio di un'elevata economicità dei veicoli a metano i quali si possono così ammortizzare più velocemente". (Fonte: www.metanoauto.com)
Ancora una volta il “Prodotto del momento” è un integratore, anzi probabilmente l’integratore biogas per antonomasia. Il Biotamp infatti è un composto concentrato, a base di microelementi, fondamentale in caso di carenze nutrizionali batteriche molto frequenti soprattutto in diete monotematiche. Il reintegro di questi elementi, oltre al ripristino del corretto processo biologico e al tamponamento dell’acidità totale, stimola la metanogenesi e la produzione di biogas. Il Biotamp è disponibile in diverse taglie e composizioni, la principale differenza è tra Biotamp L e Biotamp S, ovvero tra prodotto solido e liquido. Il prodotto solido, denominato S, ha un effetto rapido utile per azioni d’urto e per risolvere gravi problemi di acidità. Disponibile in pratici sacchi da 25 Kg da trattare al pari di una matrice solida. Per quanto riguarda il liquido, denominato L100 o L200 a seconda del formato e della concentrazione, si raccomanda un utilizzo ciclico ogni 6 mesi, cadenza più breve in casi di gravi carenze nutrizionali. Contattateci per un’offerta!
Pompa aspirante con le relative fiale colorimetriche a lettura diretta per misurazioni di breve durata. La rilevazione di specifici gas diventa necessaria su impianti di biogas sia per garantire un processo efficiente, sia per analizzare in continuo la produzione ed eventuali criticità. Utile anche come test integrativo di verifica dell’analizzatore di H2S dell'impianto. Le caratteristiche di questo prodotto sono: - Prezzo unico e conveniente per tutte le fiale - Due anni di scadenza, se conservate idoneamente - Facilità di lettura - netto cambiamento di colore - Risultati al primo prelievo - Semplicità di utilizzo L' unico materiale di consumo è costituito dalle fiale intercambiabili. Contattateci per un’offerta!
Il testo, che vi proponiamo in anteprima, getta le basi per la formazione di provvedimenti futuri in materia di connessione di impianti di biometano alle reti del gas naturale i cui gestori hanno l’obbligo di connessione di terzi. La ratio di questo documento è quella di “…dare il proprio contributo all’implementazione di una politica di sostenibilità ambientale che consenta l’immissione del gas prodotto da fonte rinnovabile nelle reti convenzionali del gas e favorisca il raggiungimento degli obiettivi definiti a livello nazionale e comunitario. Il documento presenta le motivazioni dell’intervento regolatorio, gli obiettivi perseguiti e i primi orientamenti dell’Autorità in materia.” Non rimandiamo oltre, nell'allegato il testo integrale!
Lo abbiamo sempre sperato, ed alla fine il sogno di milioni di ecologisti si è realizzato. Le grandi aziende hanno avviato una sorta di gara a chi è più green, e così dopo le tante dimostrazioni della Apple dei mesi scorsi, ecco che la rivale Microsoft non vuol essere da meno, ed ha avviato un progetto molto interessante. Il prossimo data center, che ancora non si sa dove verrà costruito, potrebbe essere alimentato dai suoi stessi rifiuti. Più rinnovabile di così! L’intera struttura sarà alimentata da celle a combustibile alimentato a biogas il quale viene prodotto da una discarica on-site, cioè presente all’interno della struttura stessa, che trattando le acque reflue e l’immondizia prodotta al suo interno recupera gas metano. In questo modo, secondo gli ideatori, l’intera struttura potrebbe essere staccata dalla rete nazionale ed autoalimentarsi al 100%. Infatti la quantità di biogas prodotta sarebbe talmente elevata da consentire la produzione elettrica, il riscaldamento degli uffici, e persino di sostituire i generatori diesel inquinantissimi, di solito utilizzati per l’alimentazione dei macchinari. L’idea attualmente è di costruire un edificio sperimentale su piccola scala basato su questi principi. Se poi il prototipo dovesse funzionare a dovere, potrebbe essere utilizzato sugli edifici più grandi. A presto per nuovi aggiornamenti!
Come anticipato qualche settimana fa entro giugno si accenderanno i primi generatori elettrici a biogas della server farm Apple in North Carolina. L'impianto a regime produrrà 5 megawatt e sarà il più grande degli Stati Uniti gestito da un'azienda che non si occupa specificatamente di energia, affiancandosi ad una centrale solare da 20 Megawatt. Entro giugno il data center che Apple ha costruito a Maiden, in Nord Carolina, potrebbe avviarsi ad essere uno dei più ecosostenibili e a minor impatto ambientale al mondo. In quel mese, infatti, secondo quanto riferisce la North Carolina Utilies, l’ente statale che regola e gestisce la distribuzione dei servizi di rete, entrerà in funzione, anche se non interamente, l’impianto di generazione a celle a combustibile, un processo elettro-chimico per il quale allo stato attuale delle cose servono tecnologie sofisticate e molto costose, che Cupertino avrebbe acquistato da Bloom Energy. La società californiana è specializzata in fonti rinnovabili e ha numerosi brevetti nel settore; sue sono le cosiddette Bloom Boxes, una sorta di container che utilizzando celle a combustibile sono in grado di produrre energia da numerosi prodotti di risulta, tra cui deiezioni animali ed immondizia in genere e questo con minime emissioni in atmosfera. Potrebbero essere, secondo alcune informazioni, proprio delle Bloom Boxes, capaci di produrre ciascuna fino a 200 kWh a dare energia a Maiden, Apple diventerebbe così il più importante cliente di Bloom Energy che già fornisce Google, eBay e Wal-Mart. L'impianto da 5 megawatt sarà il più grande impianto di questo tipo negli Stati Uniti di proprietà di una società che non è un’azienda che si occupa di produrre energia elettrica, dice il News-record.com, periodico di Greensboro, in North Carolina. Accanto all’impianto a biogas si collocherà anche un gigantesco sistema di generazione di corrente da energia solare di ben 20 megawatt, il più grande dello Stato. È interessante notare che il costo di 30 milioni di dollari per l’installazione non sarebbero giustificati economicamente visto che, energia prodotta a parte, non esiste vantaggio economico da questo tipo di impianti, al contrario di quelli solari che determinano un credito del 30% in tasse. Apple dovrebbe sperare, insomma, di produrre energia elettrica sufficiente per non comprarne dalle società di distribuzione locali e magari di vendere corrente, ma anche in questo caso la centrale ben difficilmente darebbe un tangibile beneficio economico. Ma Apple potrebbe avere deciso di procedere in questa direzione non per ragioni di risparmio quanto per rafforzare la sua immagine e dimostrare di non avere unicamente nei suoi obbiettivi il profitto economico quando la preservazione dell'ambiente, continuando a disegnare per la sua attività un profilo attento alle esigenze sociali.
Precisione industriale per il vostro impianto di biogas! La termobilancia è uno strumento rapido e preciso dai molteplici utilizzi. E’ l’apparecchio ideale per determinare con precisione l'umidità, la sostanza secca, la consistenza di materiali così come le sostanze volatili e fisse, può anche essere utilizzato come semplice bilancia di precisione. La termobilancia determina quindi la sostanza secca, come? Il processi si basa sulla cooperazione di due dispositivi: la bilancia appunto, utilizzata per la misurazione del corrente peso campione, e l’essiccatore, che asciuga il campione per mezzo di riscaldatori alogeni. I parametri di asciugatura possono essere settati secondo le vostre preferenze. Durante il processo di asciugatura si può monitorare sul display la diminuzione del contenuto di umidità. Questo particolare modello di termobilancia si impiega soprattutto nell’industria alimentare, nelle biotecnologie e nella farmaceutica ma è perfetta anche per il mercato del biogas. Il sistema di pesa della termobilancia è assolutamente di avanguardia ed ha garanzia biennale. Il prodotto dispone in aggiunta di contenitori usa e getta, pre-tarati e di comodo utilizzo. Se avete qualche dubbio riguardo alla termobilancia, volete ricevere un preventivo o avere maggiori informazioni, contattateci. I nostri tecnici e ingegneri vi daranno tutta la consulenza necessaria sull'argomento e su tutti gli altri prodotti della nostra gamma, così come saranno a vostra disposizione per guidarvi nei primi utilizzi.
Della famiglia degli integratori, il Carbon Plus ha grande importanza ovunque ci sia un carico di azoto particolarmente elevato, determinato in molti casi da una alimentazione ricca di proteine. Il prodotto, formulato appositamente per calmierare questa problematica, è di immediata resa e digeribilità. Integratore carbonioso ad alta efficienza, composto da acido propionico e etildintrimetanolo di origine completamente vegetale, nazionale. Ha COD compreso tra 500.000 e 800.000 ed è fondamentale per tutte quelle razioni in cui il rapporto Carbonio/Azoto è inferiore a 30. Inoltre additivato a liquami avicoli/suini/bovini/, nella misura indicativa rispettivamente di 5/3/1 % genera notevoli benefici sulla resa in biogas di tali substrati rendendoli più performanti. Per un corretto impiego, vista l'alta biodegradabilità, il prodotto può essere additivato quotidianamente al liquame o inserito direttamente nel digestore in più cicli a seconda delle necessità. Si tratta di un prodotto tecnico ed il suo impiego deve essere supportato da una corretta valutazione analitica del substrato in digestione. Viene fornito in fusti da 25 Lt oppure in cubi tank da 1000 Lt. Contatta il nostro ufficio biologico per scoprire se è il prodotto che stavi aspettando!
Chi si aspettava un ridimensionamento importante agli incentivi al biogas, ed in generale alle rinnovabili, non è rimasto deluso. Le premesse di austerity sono state mantenute, forse superandole per certi versi, così come quelle che promettevano di favorire gli impianti di piccola taglia e quelli alimentati a sottoprodotti e rifiuti. Un’altra novità inserita in questo regolamento è l’introduzione di un contingente annuale per potenza installata, posta a 145 MW l’anno per il triennio 2013-2015, per impianti a biogas alimentati a prodotti e sottoprodotti di origine biologica mentre è decisamente più restrittivo il tetto massimo per impianti alimentati a rifiuti, solo 30MW in 3 anni. Per andare nello specifico dei numeri e dei premi previsti dalla tariffa incentivante, che avrà durata ventennale, alleghiamo copia integrale del decreto. I nostri esperti sono infatti all’opera già in queste ore per studiare le interpretazioni e i migliori scenari percorribili per il futuro. Per qualunque dubbio, contattateci!
Scopriamo insieme i punti salienti dei due schemi di decreto sulle rinnovabili appena approvati! I punti chiave su cui si basano i due decreti sono essenzialmente tre: • Le Energie Rinnovabili elettriche sono un pilastro fondamentale della strategia energetica italiana. Il Governo intende superare gli obiettivi europei ‟20-20-20‟ • L’approccio finora seguito non è stato ottimale, soprattutto in termini di costi per il Paese • Occorre continuare a sviluppare le energie rinnovabili con un approccio alla crescita più virtuoso, basato sull’efficienza dei costi e sulla massimizzazione del ritorno economico e ambientale per il Paese. In questo contesto, vengono emanati due Decreti Ministeriali che ridefiniscono il sistema incentivante per le Rinnovabili elettriche: - DM Incentivi a Rinnovabili elettriche non Fotovoltaiche (MISE, in concerto con MATTM e MIPAF) - DM Incentivi Fotovoltaico (“Quinto conto energia” –MISE, in concerto con MATTM) Le principali criticità che si sono evidenziate nell’approccio fino ad ora utilizzato sono state: una eccessiva focalizzazione su rinnovabili elettriche(più semplici da sviluppare) a discapito di rinnovabili termiche ed efficienza energetica(economicamente più efficienti). Uno sviluppo prematuro in cui non si è tenuto conto dei costi delle tecnologie rinnovabili in forte diminuzione ed un eccesso di generosità negli incentivi, soprattutto per il solare, con una contemporanea mancanza di adeguati meccanismi di programmazione dei volumi. Inefficienze queste che hanno dopato il mercato e si sono tramutate in un rapido aumento dei costi in bolletta. Il DM non Fotovoltaico in 5 punti: - Entrata in vigore da 1/1/2013 - Livelli di incentivo convergenti verso media europea (per il biogas si passerà dai 250€/MWh attuali a 180-276€/MWh) - Introduzione di meccanismi per governare la nuova potenza annua installata, evitando crescita eccessivamente veloce - Mix tecnologie allineato a Piano d’Azione Nazionale (PAN), con incentivazione tecnologie “virtuose‟ (es. filiera nazionale, innovazione, riduzione nitrati, rifiuti, piccole taglie) - Crescita graduale e controllata della spesa per incentivi a rinnovabili elettriche non fotovoltaiche fino a 5-5,5 M. di €/anno (da ~3,5 attuali) e successiva stabilizzazione entro il 2020 Queste le linee guida che regolamenteranno il nostro settore dal prossimo gennaio, non perdetevi ulteriori aggiornamenti.
Sono stati varati, dal Ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera - di concerto col Ministro dell’Ambiente, Corrado Clini e dell’Agricoltura, Mario Catania - due schemi di decreti ministeriali in materia di energie rinnovabili. I due provvedimenti, all’esame dell’Autorità dell’Energia e della Conferenza Stato-Regioni, definiscono i nuovi incentivi per l’energia fotovoltaica (Quinto Conto Energia) e per le rinnovabili elettriche non fotovoltaiche (idroelettrico, geotermico, eolico, biomasse, biogas). Raggiungere e superare gli obiettivi europei delle energie rinnovabili fissati per il 2020 attraverso una crescita virtuosa, basata su un sistema di incentivazione equilibrato e vantaggioso per il sistema Paese e tale da ridurre l’impatto sulle bollette di cittadini e imprese: queste le principali finalità. Il nuovo regime pone le basi per uno sviluppo ordinato e sostenibile delle energie rinnovabili, allineando gli incentivi ai livelli europei e adeguandoli agli andamenti dei costi di mercato (calati radicalmente nel corso degli ultimi anni). Vengono favorite le tecnologie con maggior ricaduta sulla filiera economico-produttiva nazionale e ad alto contenuto innovativo, introducendo inoltre meccanismi per evitare distorsioni a livello territoriale e conflitti con altre filiere produttive nazionali, in particolare con quella alimentare. Il sistema, come già previsto dalla precedente normativa, entrerà in vigore al superamento della soglia di 6 miliardi di incentivi per il fotovoltaico (previsto tra luglio e ottobre prossimi) e il 1 gennaio 2013 per il non fotovoltaico. Viene inoltre introdotto un sistema di controllo e governo dei volumi installati e della relativa spesa complessiva, attraverso un meccanismo di aste competitive per i grandi impianti (superiori a 5 MW) e tramite registri di prenotazione per gli impianti di taglia medio-piccola (sono invece esclusi dai registri i micro impianti). L’intento principale del Governo è programmare una crescita dell’energia rinnovabile più equilibrata che, oltre a garantire il superamento degli obiettivi comunitari al 2020 (dal 26% a circa il 35% nel settore elettrico), consenta di stabilizzare l’incidenza degli incentivi sulla bolletta elettrica. “Con i due decreti firmati oggi – hanno dichiarato i Ministri Catania, Clini e Passera – viene introdotto un sistema di incentivi moderno, europeo ed equo per le tasche dei cittadini e delle imprese. L’energia rinnovabile continua a essere un pilastro fondamentale della nostra strategia, ed è per questo essenziale supportarla in modo efficace, favorendo le fonti verdi che possono sviluppare una filiera industriale e produttiva nazionale. Abbiamo inoltre posto un freno importante alla crescita dei costi energetici per cittadini e imprese. La sostenibilità economica e quella ambientale – hanno concluso i ministri - sono i due cardini su cui il governo intende basare la nuova strategia energetica nazionale in corso di elaborazione”.
Anche il gigante di Cupertino sceglie la pista delle rinnovabili per colmare le sue necessità energetiche! Un bell'esempio di crescita sostenibile! Alcune foto aeree scattate sorvolando Maiden in North Carolina rivelerebbero l’ insediamento di Apple formato dal data center di iCloud e da altre due vaste aree che potrebbero ospitare una solar farm e un impianto a biogas di Bloom Energy. Tale ultimo impianto, in grado di produrre 4.8 megawatt, sarebbe uno dei più vasti impianti di questo tipo realizzati in USA. Gli impianti che formano l’area, si trova ancora in via di sviluppo, ma sono già visibili le tracce della sua futura evoluzione. Nella foto allegata è possibile individuare distintamente i tre elementi che compongono l’area che più nello specifico sono: 1. Il centro di elaborazione dati. Si tratta di un complesso di circa 46.000 metri quadrati ultimato lo scorso anno che costerà complessivamente ad Apple 1 miliardo di dollari. 2. La zona dove si presume possa sorgere l’impianto a biogas realizzato con i server di Blue Energy. 3. Un terreno di oltre 40 ettari che sembra adatto ad ospitare la solar farm in grado di produrre 20 megawatt di potenza, sempre al servizio del data center Il centro Apple, attivo dall’inzio del 2011, è indispensabile per la gestione dei servizi di iTunes e di iCloud, oltre a rappresentare il principale centro per l’elaborazione dati dell’assistente vocale Siri, integrato nell’iPhone 4S. L’impianto a biogas e la solar farm si ritiene possano entrare in funzione entro la fine dell’anno, fornendo il 25% dell’energia richiesta dal data center.
La nostra esperienza ci ha permesso di selezionare il titolatore perfetto per gli impianti di biogas: preciso, portatile, facile da usare e soprattutto economico! Cosa rileva questa analisi? Il Fos/Tac è il rapporto tra acidi organici volatili e capacità tampone alcalina ed indica il rischio di acidificazione in un impianto di biogas. Il rapporto FOS/TAC è uno dei test per titolazione più usati nel biogas, è nato da una modifica del metodo titrimetrico Nordmann per la determinazione della concentrazione acida e la capacità tampone del substrato di fermentazione. L’acronimo FOS sta per «Flüchtige Organische Säuren» (Acidi Organici Volatili), ed è misurato in mg HAc.eq/l; TAC sta per «Totales Anorganisches Carbonat» (Capacità di Tamponamento Alcalina), espressa in mg CaCO3/l. Il rapporto è da tempo conosciuto come parametro chiave per la valutazione del processo di fermentazione. La sua misura permette di individuare presto i fattori che interferiscono con il processo biologico che possono portare allo sbilanciamento del digestore prendendo per tempo quindi, immediate contromisure. Come viene determinato il FOS/TAC? La determinazione si ottiene con una titolazione manuale oppure, in modo ancora più semplice e rapido, con un apposito titolatore. Lo strumento, se messo a confronto con la titolazione manuale, presenta il vantaggio di una maggiore precisione oltre a consentire un risparmio di parecchi minuti per ogni singolo campione. Valutazione e uso dei valori FOS/TAC Il rapporto ottimale può essere determinato solo mediante l’osservazione nel lungo periodo con controlli regolari, poiché è evidenziabile una forte dipendenza dal substrato. Solo mediante la verifica di numerose variabili è possibile determinare il punto in cui l’impianto lavora con la massima efficienza, ovvero, quando la produzione di biogas è massima e non sussiste più il pericolo di un’interruzione del processo. Una eventuale indigestione è estremamente onerosa: diverse settimane senza la produzione di biogas e l’enorme lavoro richiesto per rendere nuovamente operativo l’impianto (dieta, pompaggio, e/o svuotamento del digestore e così via), possono compromettere la redditività di un intero anno!! Cosa proponiamo? Dopo aver conosciuto tutte le tipologie di titolatori, oggi siamo in grado di offrire quello che a nostro avviso garantisce il maggior numero di vantaggi: - Miglior rapporto qualità prezzo - Alta precisione nella definizione del trend - Ridotto ingombro e peso - Portabilità - Facilità d’uso - Bassi costi di gestione Con un supporto come questo il tecnico della biologia (volendo anche nostro) sarà di molto agevolato nel suo compito e di conseguenza si potrà richiedere uno sconto sulla assistenza biologica che ne consegue. Contattaci per un’offerta!
Fitosteroli Vegetali, alta redditività nessuna controindicazione e certezza di tracciabilità Grazie ad una proficua collaborazione con un’importante multinazionale siamo in grado di fornirvi un prodotto unico ed introvabile sul mercato. Ma andiamo con ordine, cosa sono gli steroli? Gli steroli sono una classe di composti chimici derivati dallo sterolo, composto policiclico formato da quattro anelli condensati di matrice carboniosa. Gli steroli si ottengono dall’esterificazione di uno o più gruppi alcolici con acidi grassi ed in base al fatto che siano stati prodotti da vegetali o animali, rispettivamente si distinguono in fitosteroli e colesteroli. I fitosteroli sono gli unici steroli che commercializziamo; garantiti di origine vegetale, i fitosteroli sono originati dalla lavorazione degli oli vegetali, specialmente dalla spremitura e conseguente esterificazione dei semi di mais e dei semi di soia. I fitosteroli presentano un ampio spettro di utilizzo, essendo usati sia nei prodotti cosmetici sia come additivi alimentari e medicinali in grado di ridurre i livelli di colesterolo. Per questo la loro disponibilità è limitata nel tempo ma per la loro altissima resa ed economicità rappresentano davvero un’occasione da non lasciarsi scappare. Le nostre esperienze di testing hanno evidenziato una resa in metano addirittura superiore alla glicerina, un prodotto quindi di grande valore che permette di sostituire una grande quantità di insilato senza movimentazione di mezzi. Contattateci per maggiori informazioni!
Positivi riscontri per il settore biomasse e biogas nel nuovo decreto legislativo sulle energie rinnovabili, restando in attesa degli attuativi. Il Consiglio dei Ministri di ieri ha approvato il decreto legislativo sull'energia da fonti rinnovabili. Il provvedimento nel recepire la direttiva europea sulle rinnovabili, definisce la ratio sui cui con successivi decreti attuativi saranno applicate le regole e gli incentivi per la produzione di "verde" per la prossima decade. Vista dal punto di vista delle biomasse e del biogas, le notizie positive sono piuttosto importanti. E' stato istituito un fondo di garanzia a sostegno delle reti di teleriscaldamento che in questo modo godrà di una garanzia bancaria. Riguardo agli incentivi per la produzione di energia elettrica da biomasse, biogas, bioliquidi le tariffe omnicomprensive restano costanti per l'intero periodo di diritto e ferme ai valori stabiliti per tutti gli impianti che entrano in esercizio entro il 31 dicembre 2012. Gli impianti che entreranno in esercizio dopo il 31 dicembre 2012 con potenza fino a 5 MW elettrici potranno beneficiare di una nuova tariffa che verrà definita con uno specifico decreto. Oltre i 5 MW è previsto un incentivo assegnato tramite aste a ribasso gestite dal GSE. Sono previsti specifici contributi per la produzione di energia termica da fonti rinnovabili e per interventi di efficienza energetica per interventi di piccole dimensioni, realizzati in data successiva al 31 dicembre 2011. Solo un successivo decreto attuativo definirà però con precisione la tipologia degli interventi. Il decreto prevede poi una riforma dei certificati bianchi ovvero dei titoli di efficienza energetica. Il certificato bianco già si applica anche all'energia termica prodotta da impianti a biomasse, ma questo decreto legislativo modifica alcuni criteri fondamentali tra cui la durata che passa dagli attuali 5 anni con una durata raccordata alla vita utile dell'intervento. Finalmente anche l'Italia si allinea agli altri paesi del nord Europa in tema di biometano, cioè di biogas purificato. Entro 3 mesi dalla entrata in vigore del decreto, l'Autorità per l'energia elettrica e il gas emanerà le specifiche tecniche del biometano. E' previsto un sistema di incentivi su tre diverse opzioni: a) una tariffa incentivante se utilizzato per la produzione di energia elettrica in impianti di cogenerazione ad alto rendimento; b) mediante il rilascio di certificati di immissione al consumo di biocarburanti qualora il biometano sia utilizzato nei trasporti c) mediante l'erogazione di uno specifico incentivo qualora il biometano venga immesso nella rete del gas naturale. Un apposito decreto definirà durata ed entità dell'incentivo. Per gli impianti di potenza elettrica fino a 1 MW, di proprietà di aziende agricole o gestiti in connessione con aziende agricole, agro-alimentari, di allevamento e forestali, alimentati da biogas, biomasse e bioliquidi sostenibili, è possibile cumulare le tariffe incentivanti con altri incentivi pubblici non eccedenti il 40% dell'investimento. Stessa opportunità ma senza limiti di potenza è consentita agli impianti cogenerativi e rigenerativi alimentati da fonte solare, biomasse, biogas derivanti da prodotti agricoli, di allevamento e forestali, inclusi i sottoprodotti , ottenuti nell'ambito di intese di filiera, contratti quadro o filiere corte cioè ottenuti entro un raggio di 70 km dall'impianto che li utilizza per produrre energia elettrica. La quota obbligatoria di biocarburanti da miscelare nei carburanti fossili da conseguire entro il 2014 è del 5%. Esaminando nel complesso questo provvedimento dal punto di vista agricolo e forestale, e non soffermandoci su alcuni aspetti specifici sui quali possono essere evidenziate alcune riserve, il contenuto è positivo anche se sarà da valutare meglio alla luce dei numerosi decreti attuativi di cui rimaniamo in attesa.
cos'è il BIOGAS Il biogas è un biocombustibile gassoso ottenuto dalla fermentazione in assenza di ossigeno (digestione anaerobica) di materiali di origine organica, animale o vegetale. L’intero processo avviene in ambienti a temperatura controllata, ad opera di microrganismi attivi che convertono la materia organica in biogas costituito per il 50-70% da metano e per la restante parte da CO2 ed altri componenti. perché realizzare un IMPIANTO DI BIOGAS? La produzione di energia è un’occasione per gli agricoltori per trovare nuove opportunità di reddito per le proprie coltivazioni e soprattutto per i sottoprodotti e gli scarti dell’attività agricola. Un impianto a biogas è un investimento a lungo termine in grado di produrre in modo sostenibile energia pulita contribuendo così a proteggere il nostro ambiente. Il biogas può essere trasformato in corrente elettrica (una parte utilizzata per il funzionamento dell’impianto ed in buona parte venduta nel circuito nazionale) e calore tramite cogeneratori (utilizzata per riscaldare l’ambiente del digestore ed eventualmente locali produttivi ed abitazioni). I sottoprodotti della fermentazione (digestato) sono un ottimo ammendante che può ritornare nel terreno agricolo contribuendo al miglioramento delle sue caratteristiche produttive. quali substrati possono alimentare un impianto di BIOGAS? Gli impianti di biogas possono essere alimentati con substrati di diversa provenienza: • matrici organiche, come gli effluenti zootecnici (letami e liquami di bovino, suino, cavalli, pollina di gallina, tacchini, conigli); • colture energetiche agricole, dette colture dedicate, quali gli insilati di mais, sorgo, triticale, ecc. • biomasse energetiche specifiche per impianti di biogas, sia solide che liquide ad alto potere metanigeno come il glicerolo, il melasso o le buccette di cacao. quali sono i quantitativi di substrato minimi? La fattibilità dell’impianto è strettamente legata al tipo di substrato organico disponibile in loco. Il biogas può essere generato da qualsiasi prodotto o sottoprodotto di origine biologica, di conseguenza i quantitativi necessari variano in base al mix di substrati che si è deciso di utilizzare, tra quelli prodotti e quelli acquistati. La circolare n. 32/2009 ricorda che la produzione di energia può rientrare nel regime fiscale agricolo a condizione che l'impresa agricola produca direttamente più del 50% delle risorse agroforestali necessarie per la produzione del biogas. Non vi è alcuna prescrizione per quanto riguarda l’acquisto di biomasse dall’esterno, siano queste mais, sorgo o glicerina. Per dare però un’idea di massima, un impianto da 1Mw necessita di 40.000 ton di sostanza secca organica l’anno, decurtabile a 20.000 ton acquistando il resto sul mercato a prezzi vantaggiosi. qual'è la superficie occupata da un impianto di BIOGAS La superficie occupata da un impianto oscilla da 0,1 ad 1,5 ettari. quanto costa la realizzazione di un impianto di BIOGAS I costi variano in base alla dimensione dell’impianto, ubicazione, presenza di manufatti, autorizzazioni, collegamento alla rete elettrica ecc., ma indicativamente il costo oscilla dai 4.000/6.000€ per kWe installato per impianti da 250 kW a 3.000/5.500€ per impianti da 1MW. L’investimento in un impianto a biogas richiede un attenta valutazione sui costi , i ricavi e la disponibilità finanziaria; saremo lieti di aiutarla a studiare una soluzione d’investimento congrua alle sue risorse. quanto tempo ci vuole per realizzare un impianto di BIOGAS La durata dell’iter autorizzativo dipende dai tempi di risposta degli enti, ma si deve considerare 5 mesi per gli impianti di piccola taglia e 9 mesi per le taglie più rilevanti. quali permessi sono necessari? Gli impianti a biogas sono soggetti ad autorizzazioni comunali (DIA) nel caso di impianti di taglia inferiore a 250 kWe, oppure provinciali o regionali nel caso di taglie superiori a 250 kWe. All’autorizzazione per l’impianto è indispensabile aggiungere la pratica di connessione alla rete elettrica nazionale. I nostri tecnici vi possono supportare nell’ottenimento delle autorizzazioni a seconda delle vostre esigenze: da una consulenza iniziale per raccogliere la documentazione necessaria a un attività più impegnativa dell’intera pratica autorizzativa . siete interessati ad approfondire la fattibilità di un impianto di BIOGAS? Se siete interessati ad approfondire la fattibilità di un impianto inviateci la tipologia di substrati e i rispettivi quantitativi. Sulla base di questi primi dati, valuteremo la fattibilità tecnico-economica per il suo impianto.
Il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, torna a parlare degli incentivi alle rinnovabili e lo fa per ribadire che il sistema di sovvenzioni statali è troppo sbilanciato in favore del fotovoltaico e, pertanto, dovrà essere riformato allo scopo di renderlo più equilibrato. Certamente nel fotovoltaico si è andati oltre ciò che era giusto chiedere a questo settore – ha dichiarato il ministro – Ora dobbiamo fare in modo che tutte le altre filiere delle rinnovabili, dall’eolico al biogas, abbiano le risorse per arricchire il nostro Paese. Senza mezzi termini, Passera ha dichiarato che, nel campo delle fonti rinnovabili, in Italia sono stati fatti “degli errori”, che secondo lui sono costati tanto al sistema Paese. Nonostante questo, il ministro ha tenuto comunque a precisare che punta molto sull’energia pulita e che, anzi, spera di superare il target nazionale in materia di rinnovabili. Nel campo delle rinnovabili noi vogliamo non solo confermare gli obiettivi europei, ma siamo anche in grado di superarli – ha concluso Passera – Non è in discussione l’importanza delle energie rinnovabili, ma occorre fare attenzione, non sprecando soldi in filiere di investimento che nulla portano all’industria italiana e che tanto costano in bolletta.
L’Italia sorpassa la Germania e conquista il primato mondiale nel fotovoltaico: questo grazie al contributo della Puglia. Il mix strategico della Regione sono l’abbondanza di risorse naturali e una normativa regionale che semplifica e agevola gli investimenti nel settore energetico. Secondo i dati dell’Ihs iSuppli Market Brief il Bel Paese ha raddoppiato la potenza degli impianti fotovoltaici: si è passati da 3,9 gigawatt nel 2010 a 6,9 nel 2011. La Puglia offre il suo contributo producendo con i suoi 16.803 impianti 1.486 megawatt di potenza. Nel frattempo la Germania ha rilevato un calo del 20% nella performance degli impianti arrestandosi a quota 5,9 GW rispetto ai 7,4 GW del 2010. Insomma l’Italia fa bella figura, collocandosi come traguardo per potenze mondiali come gli Usa con 2,7 GW di nuove installazioni, la Cina (con 1,7 GW), il Giappone (1,3 GW) e la Francia (1,1 GW). Ma il tacco dello Stivale ottiene ottimi risultati anche nel settore eolico: producendo oltre 1.300 megawatt nel 2010, pari al 17% della potenza installata a livello nazionale, è seconda solo alla Sicilia. La Regione nel ramo delle bioenergie è terza a livello nazionale con 220 megawatt, pari a poco meno del 10%. La Puglia con il triatlon delle risorse rinnovabili (il fotovoltaico, l’eolico e le bionergie) ha prodotto nel 2010 un quinto dell’energia dell’intero Paese. A contribuire ai successi della Regione nel campo energetico oltre alla presenza nel territorio di risorse naturali è stata la normativa regionale, che bypassando le lungaggini burocratiche, sempre nel rispetto del territorio, ha facilitato gli investimenti nel settore. Tra spese pubbliche dell’Ente, stanziate le scorse settimane e investimenti privati, la Regione ha raggiunto un budget di quasi 70 milioni affinché ogni edificio pubblico (scuola, municipio, ospedale, parcheggio) sia dotato di pannelli fotovoltaici. L’attenzione delle Regione non è volta solo allo sviluppo delle risorse rinnovabili, ma anche all’ottimizzazione e riduzione delle emissioni inquinanti nell’ambiente. Infatti, secondo l’accordo stipulato a Bari dall’Autorità Portuale del Levante e l’Enel con lo studio e la messa a punto di un sistema di alimentazione elettrica delle grandi navi si ottimizzerebbe l’energia delle attività portuali e si garantirebbe una riduzione di oltre il 30% delle emissioni di Co₂ e di oltre il 95% di ossidi di azoto .
In Italia, l'anno scorso erano a disposizione 3 milioni di tonnellate di scarti agricoli e agroindustriali per produrre bioenergie, ma troppo spesso si preferisce utilizzare il prodotto dei campi per alimentare gli impianti a biogas e quelli a biocombustibili. Un trend che si potrebbe invertire se, in fase di attuazione dei nuovi regimi incentivanti, verranno rispettati i principi espressi nel decreto legislativo 28/2011 che attua la direttiva comunitaria 28/2009. All’articolo 24 si legge infatti che l’incentivo deve essere finalizzato a promuovere l’uso efficiente di rifiuti e sottoprodotti. Un concetto ribadito anche all’articolo 33 per cui l’immissione in consumo di biocarburanti, incluso il biometano, ottenuti da rifiuti o sottoprodotti viene conteggiata doppia. Un double counting degli incentivi che sicuramente favorirà l’utilizzo degli scarti alimentari, in particolare negli impianti di biogas. Il recupero degli scarti agro-alimentari diventerà quindi il tema del futuro e a Cremona, durante la manifestazione BioEnergy Italy, si è dibattuto sullo stato delle conoscenze ma anche sulle criticità tecniche e normative di questa nuova frontiera. “Era necessario fare il punto della situazione, non solo rispetto agli ostacoli legislativi e a una normativa ancora troppo frammentata e differenziata a livello regionale” , ha dichiarato a ItaliaOggi Sebastiano Porretta, presidente dell’associazione italiana tecnologia alimentare, “ma per comprendere le potenzialità, anche economiche, del recupero degli scarti”. Gli utili per imprenditori disponibili a investire in questo campo non sono affatto trascurabili. Una ricerca del Centro ricerca biomasse dell’Università degli studi di Perugia ha infatti calcolato che un impianto di digestione anaerobica da 1Mw di potenza, alimentato a reflui di macello, potrebbe generare un reddito netto di 900mila euro l’anno.
Le presenze assolute di una fiera raccontano poco di quello che realmente è il suo valore e la fiera appena conclusasi ne è la conferma. Padiglione unico, non sempre stracolmo di gente, ma al contrario di quello che si può pensare l'esposizione è stata una vera vetrina per noi e per tutto il settore Biogas proprio nella culla territoriale del suo sviluppo. Ogni avventore era interessato, attento e competente. I nostri interventi sono stati seguiti ed hanno stimolato domande e approfondimenti. Il nostro stand, sempre pieno, ha generato complimenti ed è stato sede di importanti incontri. Ma tutto questo ancora non dà una visione completa di quanto avvenuto, le parole spesso non riescono a rendere giustizia alle esperienze e solo il futuro potrà realmente dire quanti contatti e sinergie ha creato questo evento. Quello che però rimane è la nostra soddisfazione e la certezza di aver lasciato un segno tangibile (ed al tempo stesso dolce) ad ogni nostro visitatore.
Con piacere vi invitiamo alla manifestazione fieristica BioEnergy 2012 che si terrà dal 15 al 17 Marzo, dove esporremo interessanti novità sia per quanto riguarda i prodotti che le strumentazioni di analisi. Saranno presenti nel nostro stand, esperti nel campo della biologia, della progettazione e della formulazione di biomasse alternative, per informarvi sulle nuove offerte e sulle recenti ed innovative tecnologie di produzione, verso le quali ci siamo orientati, soprattutto per quanto riguarda il biometano. Sarà anche l'occasione per incontrarci di persona e per confrontarci sulle evoluzioni del nostro settore cogliendo anche l'occasione per mostrare le nostre nuove procedure implementate a garanzia di tracciablità delle forniture. Ci teniamo anche a ricordare che su questo portale sarà possibile non solo rimanere aggiornati sulle novità e sulle nuove prospettive del settore ma anche aver accesso, previa registrazione, a tutta la documentazione relativa ai prodotti commercializzati. Questa nuova opzione consentirà l’identificazione di tracciabilità dei prodotti a listino, le schede tecniche, le schede di sicurezza e le analisi complete di test di biometanazione. Inoltre, il giorno 15 Marzo alle ore 14 e 30 presso il FORUM TECNICO del padiglione espositivo il Dott. Federico Frascari, nostro Direttore Tecnico, presenterà ai partecipanti la nostra azienda, quanto svolto nei suoi primi anni di vita e gli scenari futuri. In questa occasione verranno presentate tutte le funzioni aziendali con relativi traguardi e obiettivi, dall’assistenza biologica alla nostra gamma di prodotti e servizi. Contattateci per essere nostri ospiti! Non mancate!
Dal 1° gennaio 2012 i biocarburanti che vengono immessi sul mercato nazionale non devono essere prodotti da materie prime provenienti da terreni che presentano un elevato valore in termini di biodiversità, da terreni che presentano un elevato stock di carbonio, da terreni in cui sono avvenute deforestazioni. Devono anche assicurare un risparmio di emissioni di gas ad effetto serra pari almeno al 35% e , dal 1° gennaio 2017, pari almeno al 50% fino ad arrivare al 60% al 2018. Rigorosi sistemi di certificazione verificati da parte di enti accreditati accompagneranno il prodotto lungo tutta la filiera dal seme al distributore stradale. Viene così certificato l’effettivo contributo ambientale dei carburanti ecologici alternativi ai prodotti fossili che, nel settore del trasporto, contribuiscono significativamente ad abbattere le immissioni di CO2, a ridurre del 93% gli idrocarburi incombusti, del 50% il monossido d carbonio, del 30% il particolato, del 100% i composti solfati e dell’80% gli idrocarburi policiclici aromatici, in un settore che contribuisce in maniera rilevante all’inquinamento dell’ambiente e che ogni anno consuma circa 40 milioni di tonnellate di petrolio. In particolare, il biodiesel così come il biometano, completamente biodegradabile, potrebbe rappresentare l’alternativa ai combustibili fossili marini soprattutto per quelle zone costiere di pregio ambientale. L'Italia in continua emergenza per i rifornimenti di energia deve puntare, al pari degli altri paesi europei , su tali prodotti alternativi che non hanno alcuna incentivazione fiscale e che possono contribuire a ridurre la dipendenza dal petrolio. Infatti la salvaguardia dell’ambiente, lo sviluppo dell’agricoltura, la diversificazione delle fonti sono tre importanti obiettivi dei biocarburanti. Obiettivi che per essere raggiunti necessitano di attenzione e determinazioni da parte delle istituzioni. Il nostro Paese è al terzo posto per capacità produttiva installata rispetto all’Europa, ma la carenza di un quadro istituzionale che consenta agli operatori di agire in un mercato trasparente e concorrenziale che assicuri anche il ritorno degli investimenti rischia la dismissione di questo importante settore industriale. Con queste premesse si è aperto oggi il convegno “Biocarburanti: un anno dopo. Confronto tra l’08/03/2012”, un’occasione di dialogo tra rappresentanti del parlamento, del governo e degli industriali sull’argomento.
Finalmente è arrivato un documento che porta una firma importante come quella della provincia di bologna a fare chiarezza sull'argomento biogas. Spesso infatti la conoscenza parziale della materia aveva fatto nascere come funghi i cosiddetti comitati "contro", e da più parti ci si aspettava un segno forte e univoco da parte delle autorità. La provincia di Bologna non si è fatta attendere e con la pubblicazione di questo documento si fa garante della qualità degli impianti autorizzati nel suo territorio in modo da offrire una risposta di spessore ad eventuali obiezioni. Il messaggio che passa chiaramente da questa comunicazione è quello che la convivenza tra impianti a biogas e territorio è più che auspicabile, quasi doverosa! Buona lettura!
8 milioni di barili E’ la quantità di greggio che verrà sostituita dalle fonti rinnovabili. Già oggi fotovoltaico, idroelettrico, eolico biomasse e geotermico valgono 5 miliardi di fatturato annuo e 400 mila posti di lavoro Liberarsi della zavorra burocratica e degli sperperi va bene. Ma, una volta eliminato il peso superfluo, in che direzione bisogna far correre l’economia? E che carburante conviene usare per questa corsa? Partendo da queste domande il Piano per la crescita sostenibile dell’Italia, un pacchetto di misure sintetizzato in 7 cartelle appena arrivate sul tavolo del governo, arriva a proporre una scommessa che vale l’1% del Pil. Utilizzando un volano da oltre 1 miliardo di euro si punta a ottenere un cascata di vantaggi: dal biometano che verrà dalla campagna italiana sostituendo un terzo del gas russo (2,5 miliardi di risparmio) ai benefici già oggi ricavati dal riciclo degli imballaggi (1,4 miliardi di euro). «Se l’ambiente continua a essere pensato come un vincolo, un colpo di freno che segue accelerazioni improvvise, si finisce per sbandare», ricorda il ministro dell’Ambiente Corrado Clini. «Questo dicastero, in sintonia con quello dello Sviluppo, vuole incorporare la variabile green nel momento della progettazione del futuro. Cioè disegnare una strategia di rilancio del Paese basata su un uso più accorto delle risorse, sull’efficienza energetica, sulle fonti rinnovabili, sul recupero dei materiali, su un sistema di trasporti più moderno, sull’innovazione tecnologica». Un obiettivo ambizioso retto da un piano molto articolato. Si parte con il capitolo climaenergia. E con i binari scelti dall’Europa per il 2020: meno 20% di emissioni serra, 20% di energia da fonti rinnovabili, 20% in più di efficienza energetica. Fino a qualche anno fa sembravano miraggi. Oggi le rinnovabili in Italia valgono un quarto dell’elettricità utilizzata; il Fondo di rotazione per Kyoto rappresenta un volano da 600 milioni; dalle misure a difesa della stabilità climatica nascerà a fine anno un pacchetto da 1 miliardo di euro per dare ossigeno alla green economy. «Almeno il 50% delle quote che le industrie devono versare per ripagare i danni prodotti dalle emissioni serra vanno destinati agli sforzi per la stabilizzazione del clima», continua Clini. «Questa è la base legale da cui partiamo. Ma, se riusciremo a dimostrare con i fatti che grazie a questi soldi l’economia cresce, potremo andare oltre il mezzo miliardo di euro». Il modello da seguire è quello degli sgravi fiscali al 55% per gli interventi di miglioramento energetico nelle case: hanno coinvolto milioni di persone, fatto emergere dal nero miliardi di euro, creato reddito mentre il lavoro vacillava. Secondo i calcoli del ministero dell’Ambiente, per ogni euro a cui il fisco ha rinunciato ne sono entrati 3 in termini di ricchezza prodotta, Irpef e Iva versati. Alessandro Marangoni, dell’istituto Althesys che ha collaborato all’elaborazione dei dati, valuta in 900 milioni di euro il risparmio ottenuto in questo modo dalle famiglie tra il 2007 e il 2010. Poi, sempre all’interno del capitolo energia, ci sono le misure a sostegno delle rinnovabili. E’ un pacchetto che, a regime, arriverà a 12 miliardi di euro l’anno: 7 per il fotovoltaico e 5 per le altre (idroelettrico, eolico, biomasse, geotermico). Soldi che in buona parte stiamo già pagando in bolletta. Ma in cambio danno molto: oltre 5 miliardi di fatturato annuo prodotto; 400 mila posti di lavoro; quasi un miliardo di euro di sanzioni evitate; 3,8 miliardi di risparmio annuo in termini di mancata importazione di combustibili fossili (per il comparto elettrico delle rinnovabili); 2,5 miliardi di biometano che potrà venire dall’agricoltura; 1,3 miliardi di euro dalla produzione attuale di biofuel che crescerà, per rispettare la direttiva europea, arrivando a sostituire 8 milioni di barili di greggio; un aumento della sicurezza energetica del paese (le rinnovabili non passano per un tubo che si può chiudere o un pozzo che si può esaurire); una spinta verso l’innovazione tecnologica. Anche la battaglia per la qualità dell’aria, vista in questa prospettiva, assume un target economico. Meno smog significa meno gas serra, cioè più efficienza. Un progetto basato su interventi che si ripagano in 3 anni e danno benefici per un tempo molto più lungo perché i mini impianti per la trigenerazione (elettricità, calore e fresco) raddoppiano la resa energetica del combustibile utilizzato: spendi uno, ottieni due. Soprattutto se l’energia, invece di essere incanalata in poche autostrade sovraffollate, prende la via flessibile delle smart grid, le reti intelligenti. Poi c’è il capitolo rifiuti e bonifiche. Anche qui finora si è schiacciato il pedale del freno pensando alle spese. Ma, per quanto riguarda i rifiuti, la raccolta differenziata è una miniera ancora in buona parte inesplorata. Ad esempio il Comune di Venezia ha deciso di costituire un eco distretto per la valorizzazione dei materiali riutilizzabili: qui nascerà una fabbrica per la produzione di vetro. «Prendiamo infine i 57 siti in cui è stato previsto un intervento di bonifica: sono spesso collocati all’interno di aree urbane di grande pregio», aggiunge Clini. «Se la loro destinazione d’uso resta quella di area industriale, naturalmente con una tipologia produttiva senza rischi ambientali, può essere sufficiente la messa in sicurezza dell’area, che comporta un investimento molto inferiore rispetto alla bonifica. A Marghera ad esempio, secondo il Comune di Venezia e la Regione Veneto, a queste condizioni si può fare un investimento da 2 miliardi di euro per creare nuove attività produttive. E a Bagnoli la cifra potrebbe essere decisamente superiore. Si delinea così un altro tassello di uno sviluppo che tiene assieme tutela dell’ambiente e ripresa economica». 600 milioni di incentivi E’ l’ammontare del fondo di rotazione che reintroduce gli incentivi a famiglie e imprese per l’adozione di misure di risparmio energetico. La dotazione del fondo potrebbe anche aumentare 2,5 miliardi di euro E’ la quota di risparmio previsto dalla sola diminuzione delle importazioni di gas russo, che scenderanno di un terzo grazie all’adozione del biometano prodotto dall’agricoltura. ANTONIO CIANCIULLO La Repubblica
BOLZANO - E' stata presentata al Tis innovation park di Bolzano una Fiat Panda a idrometano che riesce a ridurre le emissioni di CO2 fino al 14% rispetto alla versione a metano in commercio. La Panda e' stata predisposta per viaggiare con una miscela di metano e di idrogeno da fonte rinnovabile. Il prototipo puo' essere alimentato anche con il biometano, un prodotto ottenuto attraverso la purificazione di biogas derivante principalmente da residui dell'allevamento e dell'agricoltura e dai rifiuti solidi urbani, che garantisce un impatto quasi uguale a zero in termini di emissioni. Al risparmio di consumi ed emissioni del veicolo sperimentale contribuiscono anche alette integrate nella carrozzeria, che migliorano l'aerodinamica, e il sistema di trasmissione alleggerito e ottimizzato negli attriti. Il prototipo e' stato realizzato grazie alla stretta collaborazione tra Iveco Dv, Roechling Automotive, Gkn Driveline, Hofer Powertrain, Multienergy.
Se è vero che non tutti i mali vengono per nuocere, l’allarme sulle forniture di gas che sta tenendo in apprensione in queste ore di gelo l’Italia potrebbe portare ad almeno un risultato positivo. Potrebbe finalmente, ad esempio, spingere il governo al varo dei decreti attuativi per l’incentivazione dell’immissione in rete del biometano. Un provvedimento che attende di essere varato dalla bellezza di 196 giorni, come denuncia impietoso il ritardometro del Kyoto Club. Prima ancora che a spingere per la realizzazione di nuovi rigassificatori, la cui utilità in assenza di un piano energetico nazionale è alquanto aleatoria, sarebbe infatti opportuno che la burocrazia facesse il suo dovere per consentire alla potenzialità del biogas di essere valorizzata a pieno. In Italia a fine 2011 c’erano oltre 500 impianti a biogas (il 95% dei quali concentrati al settentrione) per una potenza complessiva superiore ai 550 MW (in Germania, paese leader, nel 2008 erano circa 4mila). Nel 2011, considerando sia gli impianti a biogas da scarti agricoli che quelli da discarica (questi ultimi secondo uno studio di Legambiente potrebbero produrre 8 milioni di metri cubi di metano l’anno), il numero degli impianti installati rispetto al 2010 è aumentato del 13%, mentre la potenza è cresciuta del 20%. A questi, secondo una stima della Crpa (Centro Ricerche Produzioni Animali) di Reggio Emilia, vanno aggiunti altri 100-200 impianti a biogas in costruzione che dovrebbero essere completati entro fine 2012. Una potenza che potrebbe però essere molto più ampia se fosse sostenuta da un’adeguata legislazione. “Se la normativa lo consentisse – afferma il Presidente del CIB, il Consorzio Italiano Biogas, Piero Gattoni – l’Italia potrebbe essere in grado di produrre biometano per soddisfare circa il 10-20% del fabbisogno nazionale attuale. Il vantaggio poi del biogas trasformato in biometano è che immesso nella rete nazionale può alimentare gli stoccaggi ed essere utilizzato nei momenti in cui v’è più necessità come questo”. “Il biometano – aggiunge Gattoni – è energia pregiata, dal momento che è una rinnovabile programmabile. E’ ottenuta dalla depurazione del biogas prodotto a livello locale nei biodigestori. Il grande vantaggio del biometano è che è viene prodotto da un mix fatto di colture dedicate e di integrazione, reflui zootecnici e sottoprodotti agricoli. Un mix in grado di produrre circa il 10% del consumo del gas naturale del Paese. In prospettiva questa percentuale potrebbe salire al 20% per effetto della crescita delle energie rinnovabili. Insomma dalla terra e dagli allevamenti potremmo produrre alimenti e maggiore indipendenza energetica”. “In Italia, inoltre – conclude il presidente del Cib – abbiamo un’industria con grande know how e una legge che è più avanzata di quella tedesca, che ci consente l’utilizzo del biometano per cogenerare ad alto rendimento, per produrre biocarburanti e calore. Ora attendiamo le norme attuative per le regole di connessione e per il sistema incentivante, poi potremo cominciare per immettere nella rete del gas più diffusa d’Europa un biocarburante made in Italy“.
"Non si deve bloccare lo sviluppo delle agroenergie. Ancora una volta rischiamo di cadere nell’errore di dedicare risorse per l’avvio di settori produttivi, peraltro strategici per il futuro del Paese, per la green economy e per il raggiungimento degli obiettivi ambientali indicati dall’Europa, per poi cancellarli con un colpo di spugna, producendo enormi danni alle imprese agricole, a quelle industriali e all’occupazione". Lo afferma il presidente della Confagricoltura Mario Guidi che ha inviato, ai ministri per lo Sviluppo economico Passera, per le Politiche agricole Catania e per l’Ambiente Clini, una lettera sulle agroenergie in vista della definizione del "decreto incentivi". Confagricoltura è vivamente preoccupata perché - nell’attuazione del d.lgs. 28/11 sui regimi di sostegno per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili - si sta concretizzando una generale drastica riduzione degli incentivi per le biomasse e per il biogas, nonché un forte ridimensionamento del ruolo dell’agricoltura nel raggiungimento degli obiettivi fissati dall’Unione Europea al 2020. "In un silenzio assordante – dice Mario Guidi – abbiamo perso 200.000 ettari coltivati a bietole e 500.000 al Sud a grano duro. La diversificazione produttiva è indispensabile, dobbiamo dare valide alternative a chi produce. Sono convinto che le agroenergie abbiano margini di sviluppo pure nel Meridione". "I nuovi regimi di incentivazione – scrive il presidente di Confagricoltura - dovranno tener conto di una serie di elementi indispensabili per lo sviluppo della filiera italiana del biogas e l’avvio della filiera biometano, creando le condizioni affinché gli investimenti possano essere finanziati dal sistema bancario, e non penalizzando le colture dedicate per la produzione di energia". "La riforma in corso deve essere l’occasione da cogliere – conclude il presidente di Confagricoltura - per apportare gli opportuni miglioramenti all’attuale sistema di incentivazione, favorendo l’efficienza dei processi produttivi e l’uso dei sottoprodotti, premiando maggiormente gli impianti di potenza inferiore ad 1 MW".
Una tesi di approfondimento del dott. Riccardo Cenci, ha comparato diversi sistemi di alimentazione e diverse tecnologie per la produzione di energia rinnovabile da biogas, prendendo anche in esame l’inserimento di nostri prodotti nella razione quotidiana. Da questa analisi si evince l’opportunità di investire in impianti di biogas a bassa tecnologia e alimentati a biomasse eterogenee e non solo ad insilato di mais. Opportunità, questa, che permette di aumentare l’efficienza dell’impianto stesso e la conseguente produzione di BIOGAS, riuscendo contemporaneamente ad abbassare l’investimento strutturale e alleggerire la pressione fiscale. La maggiore efficienza, riporta lo studio, è data dall’uso combinato di biomasse tradizionali e di nostri prodotti , che forniscono alla dieta solitamente monotematica gli elementi di cui essa è priva. Questo utilizzo alternativo, che permette di oltrepassare i propri limiti, porta a una gestione più indipendente dell’impianto e concede all’investitore una gestione indipendente e flessibile della produzione. Ulteriore vantaggio, sottolinea l’approfondimento, sarebbe rappresentato dalla possibilità di vendere l’energia termica prodotta dall’impianto. Un impianto che funziona in cogenerazione, può avere numerosi vantaggi, rispetto alla sola produzione di energia elettrica andando così a migliorare il volume dei ricavi come dedotto da una analisi comparativa dei business plan. Altro sviluppo particolarmente interessante è quello di destinare una quota di biogas non solo allo stoccaggio ma anche all’immissione dello stesso nella rete del biometano mediante un upgrading, altra area in cui siamo molto attivi. Per maggiori informazioni ed approfondimenti non esitate a contattarci.
per vedere il mondo, bisogna rinunciare alla velocità e tornare alle incertezze del viaggio su strada, con il corollario di code, curve e interruzioni. Tuttavia attraversare la Germania da sud a nord, e poi da est a ovest, lascia ancora un’impressione profonda e significativa di come viene gestito il territorio, con le sue risorse e le sue opportunità. DEPURATORE FA RIMA CON DIGESTORE Il confronto con l’Italia mostra per esempio che la digestione anaerobica viene vista come lo strumento migliore per la depurazione e il riutilizzo energetico dei liquami urbani, tanto che è davvero difficile trovare un depuratore privo del suo bravo digestore. Non è un caso che il Paese vanti la più alta concentrazione in Europa di centri di produzione di biogas, anche se negli ultimi anni l’Italia ha recuperato parecchio terreno. Ma due anni fa l’occhio non era ancora tanto abituato alle ormai familiari “cupole” dei digestori e così, complice la diversità del paesaggio rurale, sembrava davvero di essere in un altro mondo: immaginarsi pertanto lo stupore, dopo aver percorso qualche centinaio di chilometri, di trovare un’inusuale concentrazione di “Panda” e “Multipla”, che sembravano provenire dallo stesso luogo. E il luogo, guarda caso, era l’immancabile digestore da biogas – per quanto di dimensioni cospicue – annesso ad un impianto per la distribuzione di metano per autotrazione, che spiegava la singolare abbondanza di auto italiane, fra le prime sul mercato a essere alimentate a gas naturale. Il breve lasso di tempo trascorso da allora ha portato, specie nel Nord Italia, a una vera e propria proliferazione di impianti per la produzione di biogas, sui quali merita spendere qualche parola. Il sistema di incentivazione degli impianti per la produzione di energie rinnovabili premia solo la produzione di energia elettrica, dimenticandosi completamente di come questa produzione si realizza nella pratica, portando a risultati qualitativamente inferiori a quelli che si sarebbero potuti ottenere. RECUPERO E PRODUZIONE PRIMARIA Per esempio, non si fa alcuna distinzione fra recupero e produzione primaria: sarebbe stato logico che, specie nelle regioni caratterizzate da una forte presenza zootecnica, si privilegiasse il recupero degli effluenti nella digestione anaerobica. Benché l’azoto passi quasi indenne attraverso il processo di degradazione microbica, che riguarda soprattutto i carboidrati e i loro metaboliti, non si deve dimenticare che fra i gas responsabili dell’effetto serra il metano occupa uno dei primi posti. Le vasche di depurazione aerobica e di decantazione dei reflui zootecnici sono uno dei principali mezzi di dispersione in atmosfera di gas ben più dannosi dell’anidride carbonica, oltre che sicuri strumenti per gettare al vento – è proprio il caso di dirlo – una ricchezza preziosa. Recenti studi mostrano che il massimo rendimento economico si realizza alimentando il digestore con una miscela in cui i reflui zootecnici (che hanno un costo di produzione nullo) rappresentano la parte maggioritaria; la riduzione dei costi della materia prima garantisce, inoltre, il produttore nel deprecabile caso in cui, per cause di forza maggiore o legate alla difficile situazione della finanza pubblica, dovesse ridursi la tariffa incentivante. LA VERA COGENERAZIONE Nello stesso modo, non è stato definito un obiettivo preciso in senso energetico, limitandosi alla sola produzione elettrica e dimenticando che il massiccio ricorso alle importazioni di combustibili di origine fossile è in larga parte dovuto al riscaldamento. Sarebbe stato opportuno, a questo proposito, privilegiare gli impianti che fanno vera cogenerazione, ossia che riescono a vendere (o comunque a rendere effettivamente disponibile per il teleriscaldamento) il calore in eccesso prodotto dai motogeneratori, che è sempre almeno pari all’energia elettrica immessa in rete. RENDIMENTI ENERGETICI A CONFRONTO Il rendimento energetico del processo di trasformazione in energia elettrica è valutabile intorno al 30%, con i migliori motogeneratori disponibili; un altro 20-30% di energia viene consumata in azienda e nel processo produttivo (per esempio per la regolazione termica dei digestori), rendendo così disponibile almeno un altro 30% per alimentare una piccola rete di teleriscaldamento. Piccola, ma non più di tanto: un gruppo di generazione da 1 MW elettrico ne produce altrettanto in termini di calore consentendo di riscaldare una piccola palazzina, o diverse case unifamiliari, anche a considerevoli distanze; ovviamente in questi casi il grosso dei costi di impianto è dovuto alle tubazioni e al loro interramento. Il ragionamento condotto in termini energetici ci mostra perché nei Paesi dove il biogas è una realtà consolidata si preferisca l’immissione in rete: una centrale a cogenerazione alimentata a metano – come quella recentemente installata al servizio della città di Imola – ha un rendimento in energia elettrica prossimo al 50%, al quale si somma il recupero quasi totale del calore in eccesso, che alimenta una vasta rete di teleriscaldamento. Nei turbogas di dimensioni maggiori, nei quali si dà la caccia anche all’ultimo kW/h senza preoccuparsi del riscaldamento, il rendimento in energia elettrica può sfiorare addirittura il 60%. È chiaro che il biogas, prima di potere essere immesso nella rete di distribuzione, dev’essere convenientemente depurato dai numerosi composti inerti o dannosi che contiene: anidride carbonica, in primo luogo, ma anche idrogeno solforato (fortemente corrosivo) ed altri composti organici ed inorganici. METANO QUASI PUROCON L’UPGRADING Questo processo, che prende il nome di “upgrading”, si realizza facendo passare il biogas attraverso opportuni reattori cilindrici, con l’aiuto di acqua e sostanze altamente porose, che rendono l’impianto simile a una minuscola raffineria. Al termine del processo si ottiene metano quasi puro, talvolta migliore dello stesso gas naturale che, almeno in certi giacimenti (come quelli del Mare del Nord), non brilla davvero per qualità. Roberto Guidotti
Lo ha detto il presidente di Confagricoltura, Mario Guidi, durante la presentazione dell'attività del Consorzio CoAgrEnergy. Diffusi i dati del XXII rapporto Nomisma sulla sfida delle bioenegie Un nuovo sistema di incentivi per garantire gli obiettivi fissati per il biogas e le biomasse: in questo modo si potrà dare un futuro alle agroenergie. E' quanto è emerso dall'incontro organizzato da Confagricoltura per la presentazione dell'attività di CoAgrEnergy, il Consorzio nato nel 2007 per promuovere specifiche azioni in campo energetico. Per il biogas gli obiettivi fissati al 2020 a 1200 MW devono essere ritoccati con la revisione del Piano di azione sulle energie rinnovabili. Per il biogas agricolo occorre assicurare almeno 1000 MW. Il Consorzio ha presentato un progetto di filiera nazionale promosso dal ministero delle Politiche agricole, la cui conclusione è fissata nell'ottobre del 2012, che ha permesso la realizzazione di otto impianti a biogas in cinque Regioni (Piemonte, Lombardia, Toscana, Umbria e Puglia) per un totale di 25 milioni di euro di investimenti, sui 36 stanziati. A breve è prevista l'apertura del cantiere dell'ultimo degli impianti in Veneto. Il rapporto Nomisma e il progetto Agriconsulting In questo ambito rientrano i due studi presentati nell'incontro a Palazzo Della Valle, sede dell'Organizzazione degli imprenditori agricoli: il rapporto Nomisma sull'agricoltura italiana 'La sfida delle bioenergie - tendenze e scenari per le energie rinnovabili in agricoltura' e il progetto di ricerca 'Analisi delle filiere bioenergetiche, individuazione dei criteri di sostenibilità ambientale e sistema di tracciabilità delle biomasse' realizzato da Agriconsulting. "Grazie alle importanti politiche di incentivazione della produzione elettrica - ha detto il presidente del Consorzio e vicepresidente di Confagricoltura, Ezio Veggia - numerose aziende agricole sono divenute anche agroenergetiche. I sottoprodotti diventano fonte per alimentare impianti per la produzione di elettricità e calore. Le agroenergie - ha continuato Veggia - producono reddito e occupazione, ma hanno svolto anche un'importante funzione ambientale e nel mantenimento del tessuto agricolo. E possono aumentare il grado di auto approvvigionamento energetico del Paese". Partendo dai dati sulla diffusione delle bioenergie in Italia e in Europa, e analizzando in particolare i diversi regimi di sostegno che hanno portato alle eccellenze di Paesi come la Germania per il biogas o come la Svezia per il biometano, il rapporto Nomisma conduce un'analisi costi-benefici delle filiere bioenergetiche elettriche che dimostra che il livello di incentivazione attualmente offerto dalla tariffa onnicomprensiva è congruo alla rischiosità dell'investimento. Il rapporto evidenzia anche gli impatti macroeconomici e le potenzialità agricole nel settore delle bioenergie in Italia. In particolare, producendo almeno il 50% del potenziale, l'agricoltura potrebbe raggiungere una sorta di 'autosufficienza energetica', arrivando a produrre più di quanto consuma e contando nei consumi finali nazionali per il 3%. Tale contributo rappresenterebbe quasi il 20% (3 punti percentuali su 17) dell'obiettivo assegnatoci dall'Ue. L'analisi effettuata da Agriconsulting è finalizzata ad analizzare le filiere del biogas e della combustione della biomassa solida, riferite ad applicazioni di microgenerazione per individuarne i criteri di sostenibilità ambientale, cercando di dare un contributo conoscitivo agli investimenti già realizzati ed alimentare il dibattito sui prossimi meccanismi di incentivazione. Il vantaggio ambientale Il lavoro ha confermato che il vantaggio ambientale delle agroenergie è sensibilmente favorevole rispetto alla produzione di energia elettrica con fonti e tecnologie convenzionali. Nel caso studio riferito ad un impianto di biogas (85% colture dedicate, 15% reflui zootecnici) la percentuale di risparmio di emissioni equivalenti di anidride carbonica è stata stimata al 77,5% rispetto ad un analogo impianto a combustibili fossili. Tale percentuale supera addirittura il 90% nel caso riferito ad un impianto a biomassa solida alimentato con colture dedicate e pollina. "Servono - ha detto il presidente di Confagricoltura Mario Guidi - segnali chiari per il futuro del settore. Un sistema di incentivazione diretto a premiare soprattutto gli impianti più piccoli collegati alle aziende agricole che utilizzano sottoprodotti, biomasse di integrazione e, in misura minore, coltivazioni dedicate di primo raccolto". "In questo momento di crisi economica - ha concluso Guidi - non si può bloccare lo sviluppo di un settore che sta avendo risultati positivi per l'agricoltura e l'industria. Rischiamo di dedicare risorse per avvio di settori produttivi strategici per poi cancellarli con un colpo di spugna, producendo enormi danni alle imprese e all'occupazione". Fonte: Confagricoltura
La Gran Bretagna getta le basi per un futuro rinnovabile premiando impianti di piccola taglia e prendendo in considerazione le grandi potenzialità del Biometano. Mentre in Italia si attende, ormai da otto mesi, il provvedimento attuativo del decreto legislativo 28/2011 che dovrebbe introdurre finalmente in Italia un conto energia anche per il calore pulito, il regime di sostegno alle rinnovabili termiche basato su tariffe incentivanti è già realtà nel Regno Unito. Dalla scorsa settimana, infatti, imprese e amministrazioni locali britanniche potranno fare domanda per gli incentivi. L’ha annunciato il segretario del dipartimento dell’Energia e dei Cambiamenti climatici, Greg Barker, rivendicando per il suo paese la primogenitura del meccanismo di incentivazione per il kWh termico a livello mondiale. Il Renewable Heat Incentive (RHI), questo il suo nome, ha preso il via ufficiale il 29 Novembre scorso: sarà così incentivato per un periodo di vent’anni il calore prodotto da caldaie a biomasse, impianti solari termici e pompe di calore installati a partire dal 15 luglio 2009. Saranno premiati maggiormente gli impianti di piccola taglia: ad esempio, per un impianto solare termico inferiore a 200 kWt, la tariffa erogata sarà pari a 8,5 pence per kWh termico prodotto; per le caldaie a biomassa, di potenza inferiore a 200 kWt, 7,9 p/kWht; alle pompe di calore, di taglia minore a 100 kWt, 4,5 p/kWht. I produttori di biometano riceveranno invece una tariffa di 6,8 pence in base alla quantità di biometano immesso nella rete; una tariffa di 6,8 p/kWht prodotto sarà inoltre garantita alla combustione di biogas da parte di impianti di potenza inferiore a 200 kWt. Secondo il Governo britannico, il RHI oltre a ridurre la dipendenza dall’import di combustibili fossili, consentirà la creazione di 500.000 posti di lavoro generando al contempo un enorme beneficio ambientale grazie al taglio di 43 milioni di tonnellate di gas serra entro il 2020.
Il piano di azione nazionale (PAN) per le energie rinnovabili in Italia, in attuazione della direttiva 28/2009/Ce, pone importanti sfide al settore del biogas, con l’obiettivo fissato al 2020 di 1.200 MW elettrici. Nel Pan, inoltre, si evidenzia la necessità di consentire anche in Italia l’immissione del biogas-biometano nella rete del gas naturale e/o il suo utilizzato come biocarburante e di prevedere un’apposita tariffa incentivante per tale operazione. L’Eurobserver 2010 stima per l’italia una produzione di biogas nel 2009 di 443 ktep (circa 5,1 TWh), dei quali circa l’81% è ottenuto dal recupero di biogas dalle discariche per rifiuti urbani. Il Gestore dei Serivizi Energetici (GSE) elabora ogni 6 mesi un Bollettino informativo che illustra i dati relativi alle attività di qualificazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili (Iafr), di emissione dei certificati verdi e di erogazione delle tariffe onnicomprensive. L’ultimo bollettino è stato pubblicato nell’aprile di quest’anno ed è aggiornato al 31 dicembre 2010. In totale, al 31 dicembre 2010, il GSE ha qualificato 709 impianti a biogas per 649 MW installati (contro i 378 MW di fine 2009, un incremento di 271 MW in un solo anno), già il 54% dell’obiettivo al 2020 del PAN (1.200 MW). Fonte: supplemento a Informatore Agrario 26/2011
Domani, Giovedì 10 Novembre alle ore 10 in occasione della fiera Key Energy/Ecomondo presso la Sala Forum CIB/COGENA Pad. D5 il Dott. Federico Frascari, nostro Direttore Tecnico, presenterà ai partecipanti la nostra azienda, quanto svolto nei suoi primi anni di vita e gli scenari futuri. In questa occasione verranno presentate tutte le funzioni aziendali con relativi traguardi e obiettivi, dall’assistenza biologica alla nostra gamma di prodotti e servizi. Ma soprattutto sarà l’occasione per spiegare tutte le misure da noi predisposte per garantire la tracciabilità e la sicurezza dei prodotti che offriamo! Non mancate!
Con il Reg.142/2011/CE anche il glicerolo prodotto a partire da sottoprodotti di origine animale di categoria 1,2,3, ai sensi del Reg. 1069/2009/CE può essere utilizzato in impianti a biogas assimilandolo al glicerolo di origine Vegetale, previa autorizzazione al ritiro da parte dell'azienda sanitaria locale. Questo apre grandi prospettive per i gestori di impianti di biogas, che potranno usufruire di un maggior quantitativo disponibile sul mercato di glicerolo, sempre tracciabile e nel rispetto delle regole. Contattaci se hai dei dubbi!
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